7 luglio 2016 In evidenza News 0

Chi era Renato Vercesi: un ricordo

Renato Luigi Vercesi è nato a Milano il 24 maggio 1944, mentre suo padre Luigi Vercesi si trovava a S. Vittore nel reparto dei prigionieri politici. Verrà fucilato a Fossoli con altre 67 persone (strage del poligono di tiro di Cibeno). Renato è quindi cresciuto senza padre, per lunghi anni in collegio, prima a Cesenatico e poi a Milano dai Salesiani.

Nel 1970 ha conosciuto sul posto di lavoro (in Sip) Valeria, che ha poi sposato due anni dopo. Dalla loro unione sono nati Silvia, Dario Luigi e Alice. Con moglie e figli, Renato Vercesi ha condiviso molte passioni: il mare della Sardegna, la storia (anche per scoprire che cosa era davvero successo a suo padre) e l’antifascismo.

Renato è improvvisamente mancato il 21 luglio 2014, stroncato da un infarto.

Renato Vercesi nel ricordo di ANPI Niguarda

Vale la pena ricordarlo con le parole dell’ANPI di Niguarda, di cui era stato per qualche anno presidente:

“ per coloro che non lo avessero conosciuto, ricordiamo che Renato è stato una persona gentile, che odiava l’arroganza e le prepotenze di ogni tipo, anche quelle verbali. Era antifascista nell’animo e con tutto il suo essere, in modo spontaneo, per nulla ideologico. … sapeva riconoscere il fascismo anche sotto mentite spoglie o travisato sotto altri colori.
La sua era un tipo di umanità rara al giorno d’oggi dove l’aggressività sembra la cifra più rilevante in ogni ambito della vita quotidiana. Rifuggiva da ogni tipo di protagonismo personale ed era presente ovunque reputava servisse il suo aiuto. Attivo in ANPI, tra i soci COOP, attraverso il portale Nigudarda.eu, aiutando molte realtà a farsi conoscere tra le quali il giornale Zona Nove.

Era amico di molti, ma non di tutti e a questi ultimi non mancava mai di farne sapere il perché. Pacifico Renato, mai ipocrita. [….] Rappresentava quel tipo umano che a Niguarda si trova ancora, impegnato fin da giovane per i suoi ideali di sinistra ad essere attivo per cercare di rendere un po’ più giusto il mondo che ci circonda. E attivo lo è stato per tutta la vita. La tragedia del padre lo angustiava ancora adesso, dopo così tanti anni.”*

Renato negli ultimi anni aveva intensificato le ricerche, consultato archivi per cercare di capire perché quel nome fosse stato inserito nella lista arrivata dal comando tedesco di Verona. I documenti scoperti nell’armadio “della vergogna” avevano aperto nuove prospettive. Mettendo pesantemente in dubbio la tesi sostenuta per anni di una rappresaglia per un attentato avvenuto a Genova ai danni di un reparto di soldati tedeschi.

* Il testo è stato gentilmente concesso dai famigliari e dalla sezione ANPI di Niguarda.